Recensioni / Reviews

http://www.fmodica.com

PERCEZIONI NASCOSTE

Salvo Russo – Docente di Pittura – Direttore del Dipartimento Arti Visive Accademia di Belle Arti, Catania

“ … dal cervello e soltanto dal cervello prendono origine i nostri piaceri, la gioia, il riso, il gesto, come pure la tristezza, il dolore, la depressione, le lacrime. Attraverso il cervello pensiamo, vediamo, ascoltiamo e distinguiamo il bello dal brutto il male dal bene …”  Ippocrate di Kos (V sec. A C.)

Fabio Modica, classe 1978, è sicuramente un degno prosecutore di quella scuola catanese di eccellente pittura non ancora, secondo me, sufficientemente valorizzata e analizzata nei suoi aspetti storici e artistici. Scuola che ha visto tra i principali protagonisti personalità di assoluto livello internazionale come Alberto Abate, i fratelli Nino e Tano Brancato, Francesco Scialfa, Antonio Santacroce, Antonio Sciacca e tanti altri che sarebbe troppo lungo qui citare. Artisti legati fra di loro da un comune “fil rouge” di rigore e metodologia  del  “saper pensare” per poter “saper fare”. L’arte è sicuramente un valore morale aggregante che plasma continuamente il nostro mondo e il nostro modo di rapportarci con gli altri, ed è per sua natura trasgressiva (a volte in maniera eccessiva e forzatamente provocatoria), ma tale caratteristica non può omettere la conoscenza e il sapere in tutte le sue forme teorico-pratiche e ciò per evitare di cadere nell’anarchico concetto che “tutto è arte”. Fabio Modica ha percorso la via della rigorosa formazione che i suoi Maestri gli hanno sapientemente indicato e oggi dimostra, con le sue opere pittoriche, di aver colto l’essenza dell’essere artisti rigorosi. Senza badare eccessivamente al timore di essere legato alla tradizione pittorica o al passato le opere di Modica vivono a pieno il contemporaneo e sviluppano un approccio ben saldo al concetto che in arte non esiste progresso (l’arte non è scienza e non ne subisce le regole e condizionamenti), ma esiste solo una differenza sostanziale tra buona e cattiva arte, tra buona e cattiva pittura.  Nelle opere di Fabio Modica la materia pittorica è sapientemente sovrapposta sulle tele a formare visi , volti e facce dai colori sgargianti di matissiana memoria,… colori che vanno considerati come phantom, cioè puri spettri visivi privi di realtà fisica, proprio in quanto l’uomo può immaginarli ed anche sognarli, così che essi debbono considerarsi pure emozioni (Isaac Newton). Soggetti e figure eterogenee che ci osservano  in un gioco continuo di rimandi espressivi dal forte impatto emotivo. L’artista fa sì che le sue figure oltrepassino lo sguardo dello spettatore proiettandole così in una dimensione metafisica del tempo  “unico”,… del tempo non corruttibile che è contemporaneamente presente, passato e futuro. L’artista innesca così un piacevole stato d’animo straniante in cui percorrere continuamente i tratti somatici delle figure alla ricerca di improbabili somiglianze, ma con la certezza che parte di quei volti ci appartiene. L’occhio del pittore scruta in primo piano i volti ritratti quasi a voler penetrare la materia carnale per oltrepassarla, per poter inseguire e descrivere l’anima del soggetto, i suoi sentimenti più intimi, i suoi pensieri più reconditi nella certezza che ognuno di questi è unico e va considerato una splendida eccezione. Nulla è lasciato al caso e anche se il gesto è rapido nel creare materia, il risultato è un perfetto equilibrio cromatico tra le parti. Queste opere fanno sì che chi le osserva viva nel proprio spirito quel rapporto immediato e intuitivo tra soggetto e oggetto che solo l’arte riesce a creare attraverso forme sensibili che l’artista è in grado di concepire e ciò al fine di giungere e maturare  in tutti noi, in chi guarda un’opera d’arte, una maggiore consapevolezza del sé. La percezione cromatica che le opere di Modica ci propone può essere definita con il termine orientale “immaginale”, termine che corrisponde ad una precisa facoltà dell’anima, il colore così non è solo elemento fisico ma diventa arte della memoria. Rossi, gialli, viola, neri …etc., si fondono in un’armonia che fa dimenticare qual è il reale colore di un viso risultando infine veritieri nella “bugia”(l’arte ha sempre avuto il merito di rendere visibile ciò che visibile non è,… una bugia per dire l’unica verità possibile). Spesso certa critica si è lasciata andare citando con compiaciuta affezione teorie filosofiche che, a mio parere, anche se di indubbio valore storico, ritengo alquanto discutibili. Teorie profetizzanti la morte dell’arte (Hegel) o il superamento del manufatto artistico in nome di una concettualizzazione “tout court” che, nella maggior parte delle volte, ha nascosto incapacità, dilettantismo o peggio ancora malafede. Tale visione è purtroppo organica oggi ad un sistema dell’arte supportato dal pensiero debole e dalla crisi di valori morali, di fatto al concetto di opera d’arte è stato preferito il concetto di merce e al linguaggio letterario e poetico il linguaggio pubblicitario. Le opere di Modica dimostrano invece come si può disconoscere tutto questo e, con la convinzione derivante dalla qualità della propria ricerca pittorica, affermare che l’artista non rinuncerà mai all’istinto primario di tracciare segni, di creare forme, di dare vita a volti che prima non esistevano e che esisteranno oltre il tempo finito di chi li ha creati. “L’Arte è esperienza cognitiva, certamente mediata e influenzata dalla cultura, ma è anche un’esperienza estetica ed emotiva “ (Semir Zeki).
______________________________________________________________________________________________________________

La sconfitta dell’assenza – Nino Arrigo – Critico letterario

Sembra essere l’uomo il centro prospettico della poetica di Fabio Modica. Una poetica che sembra sancire, con vigore, un ritorno alla figurazione. Le opere del pittore catanese sono una sarabanda di volti e corpi, prevalentemente femminili, indagati nei dettagli da un obiettivo che, con raffinata curiosità e indiscrezione, ora si avvicina, ora si allontana. E quando si allontana dalla figura umana, si sofferma su un paesaggio, naturale o urbano, colto in una mitica fissità. Onirico e rarefatto. Stanca delle cervellotiche elucubrazioni e delle generazioni dell’arte tardo novecentesca, persa nelle ambagi dell’assenza, dello scacco della rappresentazione condotto sino a sterili e autoreferenziali provocazioni, la pittura di Modica sembra essere una felice ritorno alla “presenza”, alla forza della figurazione, ad una classicità rivisitata alla luce della forza espressiva della contemporaneità, attraverso un linguaggio intenso ed originale, ricco di seducente carnalità. E così nei ritratti e nei volti femminili, quasi “scolpiti” con dense porzioni di materia, la forza della figurazione sembra indebolita e rafforzata ad un tempo da potenti pennellate e sciabolate di spatola, agglomerati di colore che ne destrutturano, come le tessere scomposte di un mosaico, la forma. A voler prendere in prestito il vocabolario di una delle più fortunate estetiche del Novecento, quella nietzscheana, nelle opere di Modica l’arte plastica di Apollo sembra posseduta da Dioniso, e si agita, soffrendo si deforma, ma non ne è ancora sconfitta. La forma sembra, allora, scomparire e misteriosa mente riapparire. Come in un gioco di specchi che sembra coniugare, con grande equilibrio, classicità e modernità.
______________________________________________________________________________________________________________

Visioni dell’anima – Giovanni Gibiino

Pittura   come   sognata. ..frammenti   di   immagini   ed   incantesimi fantasmagorici. ..nudi materici e realistici. Si avvicendano sulla tela una miriade di stati d’animo dettati dalla fervida fantasia dell’artista… dall’emancipazione dello sguardo attivo del profano spettatore. Colori e luci fondamentali per suscitare interesse, magnificazione, serenità. Fabio Modica, classe 1978, allievo di Alberto Abate e Antonio Santacroce, si addentra in se stesso e produce una serie di lavori introspettivi, che nascono dalla realtà e dall’immaginazione. Grandi volti dipinti su grandi tele, visi con sguardi intensi e penetranti che catturano l’emozione dello spettatore, nudi iperrealistici depositari e protettori di una conoscenza che nasce da una riflessione e che genera una bellezza nuova. I volti sono una porta, un’istantanea di frammenti di vita.. ..di visioni dell’anima, qui riesce ad assegnare una personalità precisa ai volti apparentemente anonimi, collocandoli in un taglio sempre diverso e utilizzando la linea dello sguardo come forza che accende la frequenza comunicativa tra figura e osservatore. Tra pennello e spatola esprime il suo innovativo modo di percepire l’arte, dando vita a opere semi astratte con colore su colore, pittura sopra pittura; un espressionismo astratto. Ventisei nuovi lavori su tela, vibranti e suggestivi, dagli Stati Uniti, riportano in Italia Fabio Modica dopo un intenso anno di esposizioni tra Londra e Atlanta. In mostra a Catania negli spazi dello Studio-A art gallery, l’artista farà vibrare la corda della curiosità, quella che consente di percorrere con la memoria fisionomie come stati d’animo, volti come rilievi di un’esperienza esistenziale scritta nelle pieghe dell’espressione.
______________________________________________________________________________________________________________

La luce emotiva delle cose – Antonio Vitale – Critico d’arte

Nell’ultimo periodo le opere di Fabio Modica si sono sviluppate con rara coerenza di linguaggio e di esiti espressivi giungendo ad approdi che si fanno ora densi, incisivi, a volte drammatici tra le pieghe delle sue “facce”, ora leggeri quasi evanescenti nell’impalpabilità dello stupore della luce presente nelle sue “nature”. Queste ultime, in particolare, sono colte nella trasparenza dell’aria, nel chiarore diffuso e vario del colore accolto nella sua tavolozza ed espresso con incedere singhiozzante nelle sue tele. È come se il protagonismo affermativo delle sue facce si infrangesse nella ingenua pensosità delle sue nature fatte di tante scene che esaltano una malinconia lucida, soffice, talora amara e riflessiva. La sua pittura si direbbe rispondere in maniera aderente e coerente a come l’artista appare: una personalità mai chiassosa, che interpreta nella frammentarietà della pennellata usata la metafora di un’emotività palpabile che lo abita e lo indirizza. La varietà e la densità dei colori usati esprimono un miscuglio di stati d’animo, sono un tributo indiscusso di positività, narrano di uno sguardo stupito e incuriosito verso la vita e il mistero dell’incontro. È vero le cose esistono indipendentemente, comunque perse nell’oscurità di uno spazio, ma è la luce con il suo contenuto emotivo variabile e tonale a dare loro visibilità, dignità, possibilità d’esistere. La luce, al mutare nelle sue escursioni d’umore tra notte e giorno, offre a chi guarda una percezione delle cose e dello spazio attorno che sempre cambia. Nasce su questa scia di riflessione un racconto passionale ed appassionato di facce, ma non solo, usate come pretesto attraverso cui la luce può rendersi manifesta: è la luce che ha bisogno delle cose! I suoi visi sono spesso lambiti da un chiarore radente in un dialogo nel quale Modica è capace d’interrogare il buio di un’ombra, quasi volesse farci dire: ma tutto ciò esiste davvero? Sembra che la preoccupazione realistica incartata nella pelle di un volto si sottragga agli incanti speculativi per sfociare in una più ombrosa partecipazione emotiva. Guardando le sue opere si ha la sensazione netta di una fusione armonica tra uomo e natura e lui come un musicista realizza delle variazioni di soggetto e di concetto mantenendo però sempre costante il misterioso protagonismo di una luce tagliata e tagliente. È interessante vedere come da un volto all’altro i colori esprimano stati emotivi completamente diversi e come l’artista si risolva a scegliere un determinato soggetto rispetto ad un altro secondo un meccanismo poco analitico e pianificabile che dimostra, qualora necessario, come l’arte sia spesso anarchica, allergica alle regole. Come un ricercatore nel suo laboratorio, Modica rileva le suggestioni che attraverso le sue pennellate crespate, i suoi fili vorticosi o il suo articolato microcosmo oggettuale, riesce a tirar fuori alla materia; da essa estrae le molteplici possibilità espressive per formulare il suo pensiero in una lotta, intimamente vissuta, tra ciò che vuole e quello che è la realtà delle “cose”, per giungere nel transitorio di una tela a una forma esplicitata di equilibrio, a una sua idea di armonia, al di là del messaggio dato. La complessità degli interminabili labirinti dei suoi fili suggerisce strade da percorrere, così come la polverosa numericità di minuscoli oggetti rimanda a una prolissità di pensieri che fanno l’Uomo. Il senso di tutto si concentra e condensa in volti abitati di bellezza o in visi intrisi di sofferenza nei quali un non troppo sottile filo rosso li lega: gli occhi. Occhi ipnotici, di un persistente colore azzurro cristallino nella struttura intima della materia e per questo profondi fino all’anima.  Occhi custodi di verità che nella pienezza della loro apertura sono capaci di tirare dentro nel discorso chi guarda. Occhi che interrogano e scrutano. Occhi che parlano. Nel meraviglioso mondo di Fabio Modica, l’arte come miscuglio di scienza e incoscienza, di senso e di perdimento.
______________________________________________________________________________________________________________

Fabio Modica è uno di quegli artisti le cui tele “impressionano” al primo sguardo.
E’ un alchimista del matrimonio tra i colori, un tecnico dell’arte la cui sicurezza del tratto è sorprendente. Il suo sguardo perfora come un laser, le persone ed i paesaggi per scoprirne ogni minima debolezza. Egli mette a nudo i suoi modelli, senza svestirli e ce ne consegna una visione soprannaturale e potenziata.
Guardare una tela di Fabio Modica, è come indossare degli occhiali “scanner” e vedere la vita ai “raggi X.” Le sue tele stupefacenti ed avvincenti non lasciano nessuno indifferente.”

“Lettura d’arte” di Lorenadia Vidoni
______________________________________________________________________________________________________________

“Il dinamismo cromatico di Fabio Modica, propone una nuova visione del nudo in chiave odierna, rafforzato dal rivoluzionario studio di luci ed ombre esente dal tradizionale uso del bianco e nero”.
Dopo l’esposizione della famosa scultura “L’Etiope” di Salvatore Fiume, ecco altri giovani nomi dell’arte contemporanea affacciarsi sulla scena francese. Tra questi il pittore italiano Fabio Modica. La sua pittura propone un suggestivo connubio cromatico tra universo astratto e realtà figurativa, ponendo l’accento sul pathos dell’opera d’arte”.

Ufficio Stampa: Sabrina Falzone – Galleria  “Il Borgo” – Milano
______________________________________________________________________________________________________________

Il colore-demiurgo elude il concetto per inseguire uno stato emotivo e fagocitarlo; travalica la narratività del racconto, i confini delle parole, le maglie del figurativo e della memoria, per celebrare se stesso e le cose nella loro essenza materica e spirituale. L’artista segue i gesti e gli accenti del colore come un orchestrante il suo direttore e, con mani da demiurgo e da chirurgo, estrae energia vitale e vibrante dai suoi soggetti eletti – volti, pinete, marine – che vengono così guariti dal cancro della banalità e della spersonalizzazione, per rifulgere di una luce individualizzante ed insieme universale, ordinaria ed insieme mitica. L’artista, come sempre, si specchia nel demiurgo, ma qui il suo doppio è fatto di puro colore, materia che plasma la materia, elemento scardinante di una rappresentazione in cui il figurativo è solo un mezzo espressivo, mai un fine.

Simona Giuffrida – Università di Catania.
______________________________________________________________________________________________________________

“Le sue opere sembrano essere il correlativo oggettivo di uno stato d’animo o di un ricordo per la sensibilità con cui il colore cattura l’emozione. Eseguiti con strati multipli di pittura acrilica e una combinazione di spesse e ruvide campiture di colore, che ricordano Derain, i suoi quadri rivelano energici e vitali tratti di spatola, vibranti di suggestioni ed emozioni. Il tratto, i colori e il taglio fotografico sono ormai caratteristici del suo stile inconfondibile”.
Francesca Mariotti – Spazio d’Arte “L’Altrove” – Ferrara.
______________________________________________________________________________________________________________

“C’è anima, c’è cuore, c’è vita, c’è musica, c’è poesia, c’è amore… nelle opere di Fabio Modica, in cui si riflette il suo animo, la sua personalità, la sua sensibilità… Un animo travagliato, (com’è spesso quello dei grandi artisti), che respira attraverso la vivacità dei suoi colori, e spera che quel briciolo di magia, quel raggio di sole, quel tocco d’arcobaleno vengano ancora rischiarare il suo cielo. Una personalità franca, schietta… Una sensibilità a fior di pelle… che genera emozione, passione, creazione… Sono forse questi gli ingredienti che fanno di un uomo ‘un Artista’, il cui nome potrà vivere nel tempo e nei secoli”.    Maria Salamone – Poetessa. Cannes.

________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Reviews

HIDDEN PERCEPTIONS
Salvo Russo – Professor of Painting – Director of the Dep. of Visual Arts Academy of Fine Art, Catania.

“…from the brain, and from the brain only arise our pleasures, joys, laughter and jests, as well as our sorrows, pains, griefs and tears. Through it, in particular, we think, see, hear and distinguish the ugly from the beautiful, the bad from the good…”    –  Hippocrates of Kos (V century BC)

Fabio Modica, born in 1978, is undoubtedly a worthy disciple of a Catanian school of excellent painting which, in my view, has not yet been given sufficient consideration and whose historical and artistic features have not been studied enough. Within this school, among its main protagonists, there can be numbered such outstanding, world-renowned personalities as Alberto Abate, the brothers Nino and Tano Brancato, Francesco Scialfa, Antonio Santacroce, Antonio Sciacca and so many others that it would take too long to mention. Artists tied up together by a common “fil rouge” of rigour and a methodology of “learning to think” for “learning to do”. There is no doubt that art is a unifying core value continuously shaping our world and our way to relate to others, and is, by its own nature, transgressive (at times in an excessive and deliberately provocative manner). However, this quality cannot dismiss knowledge and learning in their theoretical-practical forms, and this is to avoid falling into the anarchist “everything is art” construct. Fabio Modica has gone down the path of a rigorous training as wisely indicated by his Masters and today, in his paintings, he proves he has understood the essence of being a disciplined artist. Not too concerned about being bound by the painting tradition or the past, Fabio Modica’s artwork fully experiences the contemporaneous and develops an approach firmly relying on the idea that there is no progression in art (art is not a science, hence it is not affected by its rules and bias), but only a core difference between good and bad art, good and bad painting. In Fabio Modica’s painting the pictorial matter is skillfully laid upon the canvases to shape faces whose loud colours resemble Matisse. Colours are to be considered as phantom, that is, sheer visual spectres deprived of any physical reality and, insofar as one can imagine as well as dream of them, to be deemed as pure emotions (Isaac Newton). Those miscellaneous subjects and figures observe us in a continuous interplay of expressive echoes, resulting in a strong emotional impact. The artist makes sure that his figures look beyond the viewer’s gaze, by projecting them to the metaphysical dimension of “the whole of time”,… incorruptible time which is past, present and future at once. Hence, the artist triggers a delightful, estranging mood as we continuously go through the physical features of the shapes in quest of unlikely resemblances, but confident that bits and pieces of those faces belong to us. The painter’s eye scrutinises the portrayed faces in the foreground, almost as if it wanted to go into and beyond the physical matter to pursue and describe the soul of the subject, its deepest feelings, its innermost thoughts, knowing for certain that each and every one of these is “unique” and should be considered as a magnificent exception. Nothing is left to chance and, although matter is created by fast strokes, the result is a perfect chromatic balance between the parts. These works ensure that the beholder inwardly experiences the immediate and intuitive relationship between the subject and the object, which only art can create through the physical forms the artist is able to conceive. And this is to arouse in all of us, and in the artwork’s viewer, greater self-awareness. The chromatic perception offered by Modica’s works can be defined with the eastern word “imaginalis”, which refers to a specific faculty of the soul. Thus, the colour is not just a physical element, but it becomes art of memory. Reds, yellows, purples, blacks …etc., blend together into a harmony that makes one forget what colour a face really is, resulting truthful in their “lie” (art has always had the merit of making visible what is not,… a lie in order to tell the only possible truth). Often, certain criticism has smugly and fondly indulged in philosophical theories which, despite their historical value being undeniable, are, in my view, rather questionable. Theories prophesying the death of art (Hegel) or the overcoming of the artistic artifact in the name of a conceptualization “tout court” which most of the time has concealed incompetence, amateurism or, even worse, deceit. Unfortunately, nowadays such vision is organic to an art system supported by the weak thinking and the crisis of moral values. In fact, the concept of the work of art has been replaced by that of a commodity and the language of literature by the language of advertisement. Conversely, Modica’s artwork shows how one can deny all this and assert, with confidence stemming from the quality of his pictorial research, that the artist will never give up the primary instinct of tracing marks, making shapes, giving life to faces that did not exist before and will outlive their maker. “Art is a cognitive experience, certainly mediated and culture-bound, but it is also an aesthetic and emotional experience.” (Semir Zeki)

Translation: Simona Agata Giuffrida
_____________________________________________________________________________________________________________

THE EMOTIONAL LIGHT OF THINGS – Antonio Vitale – Art critic

Over the last period, Fabio Modica’s works have developed with uncommon consistency of language and expressive outcomes.  They have come to attain effects which are at times dense, trenchant and dramatic, if you look into the folds of his “faces”; at other times, light, almost evanescent, in the intangibility of the light’s wonder embedded in his “natures”. These, in particular, are caught in the transparency of the air, in the changing and pervading glimmer of his colour palette, expressed on canvases with sobbing rhythm. It seems as if the assertive protagonism of the artist’s faces would collide with the naive pensiveness of his natures, made up of many scenes enhancing a lucid, soft melancholy, sometimes bitter and meditative. One may say that Modica’s paintings agree, appropriately and consistently, with the way the artist appears to us: a character never loud that, through the fragmentary nature of his brushstroke, acts out the metaphor of a palpable sensitivity that inhabits and drives him. The variety and thickness of the paint conjures up a mixture of frames of mind; they are an undisputed tribute to optimism and speak to us about a gaze amazed and intrigued by life and by the mystery of encounter. It is true that things exist in their own right, even so, they are lost in the darkness of a space. However, it is the light, with its variable and tonal content, that gives things visibility, dignity, and a chance to exist. The light, through its varying moodiness between night and day, offers the beholder a perception of the surrounding things and space that is ever changing. There arises, in the wake of this reflection, an excited and exciting tale of “faces”, but not only, used as a pretext for the light to manifest itself: it is the light that needs things! Modica’s faces are often stroked by an oblique glimmer of light creating a dialogue in which the artist is able to interrogate the darkness of a shadow, as if he would have us say: does it all really exist? It seems that the realistic concern wrapped up under the skin of a face would elude any speculative charm to result in a much shadier emotional participation. Looking at his works, one clearly perceives a harmonious blending between man and nature. As a musician, the artist creates a variation on the theme keeping to the mysterious protagonism of a light, which is always sharp and biting. Interestingly, the colour palette conveys completely different moods from face to face and subjects are singled out according to a mechanism which moves beyond analysis and planning, thus giving proof, if ever needed, that art is always anarchical and allergic to rules. Modica finds his imagery like a scientist in his lab, and he manages to extract it from the matter of his creased brushstrokes, his whirling wires, and his articulated objective microcosm: and from the matter he draws multiple expressive possibilities to shape his mind, his urges intimately fighting the immanent reality of “things”. And in the transient state of a canvas, he comes to a disclosed shape of balance, to a harmony of his own making, beyond the given message. The complexity of the endless mazes of his wires points towards directions to take, similarly to how the dusty abundance of minuscule objects reminds of the prolixity of thoughts which makes up the Human Being. The meaning of everything is condensed in faces inhabited by beauty or imbued with suffering, all tied up together by a thin red string: the eyes. Hypnotic eyes, of a persistent crystal blue in the intimate fabric of matter and thus as deep as the soul. Eyes, guardians of truths, capable of pulling in the viewer in the fullness of their openness. Eyes interrogating and scrutinising. Eyes speaking to us. In the fabulous world of Fabio Modica, art as a blend of consciousness and unconsciousness, meaning and bewilderment.

Translation: Simona Agata Giuffrida
_____________________________________________________________________________________________________________

THE DEFEAT OF THE ABSENCE – Nino Arrigo – Art critic

The human being. It seems to be the core of Fabio Modica’s poetics. Poetics which vigorously mark a revival of representation. The works of the Catanian painter are an uproar of faces and bodies, mainly women’s, which are looked upon in depth by a lens moving back and forth with refined curiosity and discretion. And when distancing itself from the human figure, the lens focuses on a landscape, natural or urban, caught in a mythical fixity. Dreamlike and rarefied. Weary of the convoluted ponderings and the output of late 20th century art, lost in the ambages of the absence, of the failure of representation leading to sterile and self-referential provocations, Modica’s painting appears to be a successful return to the “presence”, to the power of representation, to a revised classicism nourished by the expressive force of our days, and it does so through an intense and original language, rich in seductive carnality. Thus, in his portraits and female faces, almost “sculpted” with thick portions of matter, the force of representation looks weakened and strengthened at once by powerful brush and spatula strokes, clusters of paint which deconstruct the shape, much like the scrambled tiles of a mosaic. If one borrows the lexicon of one of the most appealing aesthetics of the 20th century, the Nietzschean one, in Modica’s paintings Apollo’s plastic art seems to be possessed by Dionysius, and is shaken, painfully deformed, but it is not yet defeated. It seems, then, that the shape disappears and mysteriously reappears. Similarly to a game of mirrors, which combines, with great balance, classicism and modernity.

Traslation: Simona Agata Giuffrida
_____________________________________________________________________________________________________________

SOUL’S VISIONS – Giovanni Gibiino

Painting as dreamed; fragments of images and phantasmagorical spells; materic and true-to-life nudes. A host of changing moods appear on canvas, dictated by the artist’s fervid imagination and by the active gaze of the lay viewer. Colours and lights are essential for arising interest, magnification and peace. Fabio Modica, born in 1978, an apprentice to the artists Alberto Abate and Antonio Santacroce, looks inward and creates a series of introspective works arising from reality and imagination. Large faces painted on large canvases, portraits with an intense, penetrating look capturing the emotions of the viewer; and hyper-realistic nudes, repositories and guardians of a mind-generated knowledge which generates an unprecedented beauty. Faces are a doorway, a snapshot of life fragments and the soul’s visions…here the artist is able to bestow his faces a precise personality, placing them into a changing perspective and using the line of gaze as a force triggering a communicative frequency between the figure and the viewer. Alternating between the brush and the spatula, Modica expresses his innovating way of perceiving art and gives life to semi-abstract works with colour over colour, paint over paint: an abstract expressionism. Twenty-six new works on canvas, vibrant and evocative, are bringing Fabio Modica back to Italy from the United States after an eventful year of exhibitions between London and Atlanta. On display at Studio A Art Gallery in Catania, the artist is going to stir the public’s curiosity. With the help of memory, he will make us enjoy the characters as moods and the faces as tokens of an existential experience embedded in pure expression.

Translation: Simona Agata Giuffrida
_____________________________________________________________________________________________________________

Fabio Modica is one of those artists whose paintings impress at a first glance. He is an alchemist of color, and his brushwork is amazing. His portraits’ gaze pierces people and landscapes like a laser, and unveils the slightest weakness in them. His models are bare, without being undressed, and a pure, supernatural vision is always conjured up. When you look at one of his paintings, it feels as if you are wearing x-ray glasses. Life is sort of ‘x-rayed’… His amazing and exciting paintings do not leave anyone indifferent.” “Reading art” by Lorenadia Vidoni, Nice.
_____________________________________________________________________________________________________________

“The dynamism of Fabio Modica’s palette puts the Nude in a new, contemporary light, empowering it with a revolutionary study of light & shadow as opposed to the traditional use of black & white.”
The exhibition ‘Voyage dans la couleur’ enhances the function of colour in contemporary art and includes artists of diverse training standing out for particular stylistic peculiarities and executive. In addition to the famous sculpture ‘The Ethiopian’ by Salvatore Fiume, an artist of international fame, young artists take the spotlight in the contemporary art scene in France. Among these, the Italian Fabio Modica, a native of Sicily (Catania) who will display alongside other emerging artists of French nationality at Villa Magdalena, Nice. His paintings offer a striking color combination, halfway between abstract universe and figurative reality, emphasizing the pathos of the work of art.

Press Office: Sabrina Falzone – Gallery “Il Borgo”, Milan.
_____________________________________________________________________________________________________________

“In his maskless look – wide open, yet blind to the world – “Untitled” mirrors the universal drama of human existence: the loneliness of Ulysses, the dismay of Daedalus, the astonishment of Christ betrayed, the anxiety and bewilderment of the dis-embodied modern man, down to the despair of the political outcast or the slave of all ages, races and faiths. ” Dr. Simona Giuffrida, PhD – University of Catania.
_____________________________________________________________________________________________________________

“His most recent works are short-distance portraits. It seems to be looking at the ‘objective correlative’ of a mood or a memory for the sensitiveness with which the color captures the feeling being evoked. Reminiscent of Andre Derain’s art – these portraits reveal lively and vigourous spatula strokes, vibrant of memories and emotions. The brushwork, the palette and the photographic angle are now characteristic of Modica’s unique style” . Francesca Mariotti – Space Art “L’Altrove” – Ferrara.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...